Che cosa significa Siddhantha?

Che cosa significa Siddhantha?

“Siddhantha” è l’insieme di insegnamenti di yogi indiani e adepti tantrici, conosciuti come “Siddha” i maestri perfetti, coloro che hanno raggiunto un certo grado di perfezione o poteri divini e che sono chiamati “siddhi.”

Oltre ai “Siddha” associati con il buddismo tibetano, sono mistici che hanno abbracciato la pratica del Kundalini Yoga per realizzare la propria potenziale divinità su tutti i cinque piani dell’esistenza. Hanno condannato la religione ufficiale con i suoi templi e l’adorazione degli idoli, i suoi rituali, le caste e la fede nelle scritture. Hanno insegnato che la propria esperienza è la più autorevole ed affidabile fonte di conoscenza e di saggezza e per acquisirla occorre volgersi all’interno delle dimensioni sottili della vita attraverso lo yoga e la meditazione.

Teologicamente i loro insegnamenti possono essere classificati come “teismo monistico.” Ma essi non cercano di creare un sistema filosofico o una religione. Vogliono semplicemente offrire insegnamenti pratici, in particolare legati al Kundalini Yoga, su come realizzare direttamente la Verità, e su tutto ciò che si dovrebbe evitare sul sentiero spirituale. L’appartenenza ad una setta non ha alcuna importanza per i Siddha. Si sentono a loro agio tra le persone di tutte le fedi. Il loro approccio verso la verità è quello di vivere in prima persona nel samadhi, la comunione mistica di “assorbimento cognitivo”, e quindi arrendersi gradualmente ad esso fino a farlo diventare il loro costante stato di coscienza nell’illuminazione. Il loro approccio non intende costruire sistemi filosofici o credenze religiose. Le poesie dei Siddha non mostrano alcuna traccia di opinioni condivise, di pensiero unico o collettivo; la loro è una “filosofia aperta” in cui sono valutate tutte le espressioni della verità. Le loro poesie e canzoni non predicano alcuna dottrina; suggeriscono solo una direzione da seguire per una realizzazione diretta, intuitiva, personale e profonda della verità divina per ognuno. I Siddha hanno però utilizzato un linguaggio popolare forte per scuotere la gente dalla loro moralità convenzionale e da ogni illusione egoistica. Quindi hanno usato la lingua comune del popolo, piuttosto che l’elitario sanscrito, per raggiungere il massimo numero di persone. Li hanno esortati a ribellarsi a tutte le credenze ortodosse, alle pratiche vuote, ai rituali del tempio e di casta, e alle petizioni in forma di preghiera. Hanno insegnato che a un certo punto, quando il processo di resa dell’io abbraccia pienamente il piano intellettuale dell’esistenza, la propria esperienza, non le antiche scritture, diventa l’autorità suprema della propria verità. Il Siddha è un libero pensatore e un rivoluzionario che rifiuta di lasciarsi trasportare da qualsiasi dogma, scrittura o rituale. Il Siddha è un radicale nel vero senso del termine, perché è personalmente andato alla “radice” delle cose.”

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