Il processo di purificazione: la rimozione dei blocchi

Il processo di purificazione: la rimozione dei blocchi

Tratto da ElephantJournal | Author: Marshall Govindan | Editor: Katarina Tavčar | Traduzione: Chiara Strani

I blocchi sono accumuli di energia intorno ad esperienze irrisolte. Sono un sottoprodotto della prospettiva egoistica per cui “io sono il mio corpo”, “io sono i miei ricordi”, “io sono le mie emozioni e sentimenti “. L’egoismo, ossia l’abitudine di identificarsi con il corpo, le emozioni, i movimenti della mente, contrae la coscienza intorno ad ogni e qualsiasi esperienza.

Della moltitudine di esperienze che la vita ci porta, rimaniamo attaccati a quelle che sono collegate a blocchi formati nel nostro passato. Preferiamo aggrapparci a queste esperienze, piuttosto che lasciarle passare insieme a tutte le altre, sulla via che conduce all’oceano infinito del nostro essere.

Passiamo attraverso la vita in questo modo, accumulando migliaia di blocchi che ad un certo punto del loro sviluppo si combinano, a formare abitudini o Samskaras, che poi controllano i nostri comportamenti e formano il nostro karma.

Di conseguenza le nostre energie si muovono in maniera abbastanza prevedibile, alla ricerca degli stessi oggetti del desiderio ed evitando tutto ciò che esce dalla nostra zona di comfort, rispondendo alle situazioni emotivamente piuttosto che con coscienza.

Lasciare andare
La pratica dello yoga è più che altro un processo di rimozione di questi blocchi. In questo processo di purificazione, si inizia ad accorgersi della loro esistenza durante la meditazione, e di nuovo se la registriamo in un diario di meditazione. L’atto di prendere nota delle meditazioni in un diario offre l’opportunità di trasformare quella che era un’esperienza soggettiva, come “mi stavo preoccupando su X” in un obiettivo unico, se messo su carta e osservato dal punto di vista del vero sé (il testimone).

Il processo di rimozione di questi blocchi avviene in tempo reale ogni volta che fate lo sforzo di lasciarli andare, di cessare di preoccuparvi, di fantasticare, di soffermarvi su di loro, per lasciare che passino. Questo è un momento che va elaborato, richiede discernimento e impegno.

Il discernimento è l’atto di distinguere ciò che è permanente da ciò che non lo è, cosa è la fonte di gioia e cosa causa sofferenza. E’ ‘l’ego a pensare “ho” oppure “Ho bisogno” oppure “io voglio” o ancora “Ho paura”. E’ la nostra anima, quella che è il testimone interiore, ad essere in un continuo stato di gioia incondizionata. Non ha preferenze, non le manca nulla.

Mantenere la concentrazione interiore
Questo processo non esclude lo sforzo necessario per cambiare le cose “là fuori” quando succede qualcosa. Gestirete con abilità situazioni e problemi che richiedono un intervento.

Yoga è abilità nell’azione. Mantenete il vostro centro e cercate una guida intuitiva. Agite consapevolmente, senza preferenze legate all’ego. Parlate, solo dopo la riflessione, dite ciò che è necessario e utile. Questo processo di purificazione, questo “lavoro su se stessi”, affronta le tendenze (vasanas) che forzano la mente a preoccuparsi o fantasticare dopo che eventi e relativi problemi sono stati affrontati.

L’ego fa l’errore di cercare di trovare la felicità immaginando quello che deve accadere. Se non accade, l’ego costringe a sforzi enormi per cambiare le cose, fino a che lo fanno oppure fino a che ci si arrende a frustrazione e depressione.

Lo yogi, al contrario, si rende conto che può scegliere di non aggrapparsi a fonti note di piacere o preoccupazione. Lo yogi concentra la sua attenzione all’interno, sui movimenti del corpo vitale, su desideri ed emozioni, simpatie e antipatie, e sceglie di lasciarle andare. Cerca di mantenere la calma e l’equanimità, da testimone, e così facendo trova immensa gioia momento per momento.

L’ autorealizzazione è il mezzo e l’obiettivo dello yogi. Di fronte agli eventi, è insieme pacatamente attivo e attivamente calmo. Lo yogi compie il suo dovere, come il karma yogi, distaccato dai risultati, riconoscendo di non essere l’agente bensì un osservatore, rivolto ed arreso al Divino, che fa tutto attraverso l’azione di Shakti, Madre Natura e la natura umana.

La pratica regolare della prima tecnica di meditazione insegnata nel Kriya Yoga di Babaji è il mezzo per eccellenza di ripulire le vasana. E’il metodo consigliato di Patanjali, che coinvolge vairagya – coltivare il distacco.

Scegliere
Si tratta di fare una scelta:  si può provare a cambiare ciò che accade là fuori in modo da non disturbare i blocchi ed evitare che le corde vengano pizzicate, oppure si può diventare uno yogi saggio e passare attraverso questo processo di purificazione .

Invece di agire o di prendere decisioni basate su quali blocchi sono stati disturbati, ritrovare il centro e semplicemente osservare i movimenti della mente sollevarsi e cadere – sedere  nel profondo di sè  e permettere loro di sciogliersi nell’oceano dell’ essere.  Aspirare al più alto stato  che si possa immaginare e mantenere la concentrazione su di esso.

Il vostro cuore si aprirà e ciò che non siete si dissolverà.