La pratica del Kriya Yoga di Babaji alla luce dei recenti progressi neuro-scientifici

La pratica del Kriya Yoga di Babaji alla luce dei recenti progressi neuro-scientifici

di Marshall Govindan

I più recenti progressi neuroscientifici aprono un interessante terreno di studio e di pratica per gli studenti di Yoga. Grazie alla risonanza magnetica funzionale (fMRI), gli scienziati hanno scoperto di più sul cervello negli ultimi vent’anni che in tutta la storia dell’umanità. Sono stati in grado di mappare le attività cerebrali e le complesse interazioni di fisiologia e funzioni neurologiche che modellano la nostra esperienza del mondo.

Questi progressi ci offrono una migliore comprensione del sistema operativo umano, ci aiutano a individuare le radici della sofferenza ed a trasformarle per migliorare noi stessi ad ogni livello: corpo, mente e relazioni interpersonali.

Negli ultimi tre milioni di anni il cervello si è evoluto, triplicando di dimensioni. Le sue parti più primitive ancora dominano le sue attività quando un pericolo minaccia la nostra sopravvivenza. Le parti del cervello che si sono evolute più recentemente sono il pensiero razionale e le capacità di relazione interpersonale, come empatia e cooperazione, che hanno aiutato i nostri antenati a sopravvivere. I fattori che promuovono la cooperazione si sono intessuti gradualmente nel nostro cervello. Questi fattori includono l’altruismo, la generosità, la preoccupazione per la reputazione, l’equità, il perdono, la lingua, la moralità e la religione, e svolgono un’azione inibente sulle parti più primitive del nostro cervello, quelle che governano le reazioni emotive. Ma l’aumento della capacità di cooperare è stato accompagnato anche dall’aumento dell’aggressività.

Con la progressiva crescita del cervello, i primi esseri umani avevano bisogno di un’infanzia più lunga per svilupparlo e addestrarlo. E con il prolungarsi dell’infanzia, i nostri antenati dovevano trovare il modo di legare genitori e figli e altri membri del clan per garantire il sostegno reciproco. Diverse reti neurali si sono evolute per raggiungere questo obiettivo, stimolando gli ormoni- ricompensa e attivando sistemi di punizione (fattori di stress) attivati dal rifiuto sociale.

Avete mai sentito qualcuno dire “Lo stress mi ha portato via anni di vita”? La dott.ssa Elisabeth Blackburn ha vinto un premio Nobel per aver dimostrato la verità di questo detto, cioè che lo stress accorcia i telomeri, le estremità dei cromosomi del DNA che influenzano l’invecchiamento e la durata della vita. Di recente, un piccolo studio pilota condotto dalla Dr.ssa Blackburn e dal Dr. Dean Ornish ha dimostrato per la prima volta che i cambiamenti nella dieta e l’aggiunta di yoga, meditazione, gestione dello stress e supporto sociale possono portare all’allungamento dei telomeri. [1]

Modificando la mente si modifica anche il cervello

Se siamo d’accordo nel definire la mente un processo integrato e relazionale che regola il flusso di energia e informazioni, ne consegue che possiamo usare la mente per cambiare il cervello. Concentrando la nostra attenzione e indirizzando intenzionalmente il flusso di energia e informazioni attraverso i circuiti neurali, possiamo alterare direttamente l’attività e la struttura del cervello. Per poterlo fare, dobbiamo sapere come aumentare il benessere attraverso la consapevolezza.

L’attività mentale crea nuove strutture neurali. Quindi, anche i pensieri e le emozioni fugaci possono lasciare tracce durature nel cervello, come fa l’acqua sulla nuda terra. Per sviluppare un sistema nervoso forte, in grado di mantenere in equilibrio i sistemi endocrino, cardiovascolare e digestivo, le neuro-scienze dimostrano come la pratica Yoga possa creare le nuove strutture nervose necessarie per affrontare i nostri stili di vita moderni e stressanti.

Secondo i ricercatori, una parte del circuito emotivo neurale include la corteccia pre-frontale laterale, che si trova in entrambi gli emisferi (sinistro e destro) del cervello. La parte sinistra è preposta a sentimenti positivi, come compassione, bontà, accettazione e gioia. La parte destra è associata a sentimenti negativi, come paura, tristezza, depressione e avversione. Sembra che, alla nascita, le due parti siano in equilibrio e si compensino reciprocamente (quando abbiamo sentimenti negativi, l’altra parte li bilancia e viceversa). Ma col passare degli anni, il lato destro diventa più grande di quello sinistro. Tuttavia è stato osservato che nelle persone dedite alla meditazione l’emisfero sinistro, che controlla le emozioni positive, cresce rapidamente.

I ricercatori hanno osservato che nei soggetti che praticano la meditazione quotidianamente gli effetti sono visibili nell’elettroencefalogramma anche dopo solo una settimana. Dopo otto settimane, i risultati sono più evidenti e i praticanti sperimentano molti cambiamenti positivi. Questo archivia definitivamente la vecchia credenza secondo la quale la struttura cellulare del cervello è immutabile e che, se nasciamo con una visione pessimistica della vita, moriremo pessimisti. Al contrario, tutti possiamo cambiare la struttura del nostro cervello.

Lo sapevate che:

• Il cervello consiste in tre libbre (ca. kg 1,360) di tessuto molle della consistenza simile al tofu, contenente 1,1 trilioni di cellule, 100 miliardi di neuroni. Un neurone o cellula nervosa è una cellula elettricamente eccitabile che elabora e trasmette informazioni attraverso segnali elettrici e chimici. Un segnale chimico si manifesta per mezzo di una sinapsi, cioè una connessione specializzata con altre cellule. I neuroni si connettono tra loro per formare reti neurali. I neuroni sono i componenti principali del sistema nervoso, che comprende cervello, midollo spinale e gangli periferici.

• Tutti i neuroni sono attivabili elettricamente e mantengono gradienti di tensione attraverso le loro membrane. Attraverso i ricettori delle sinapsi, un neurone riceve segnali da altri neuroni – di solito una raffica di sostanze chimiche note come neuro-trasmettitori. Questi segnali dicono a un neurone se attivarsi o meno. Quando si attiva, invia segnali ad altri neuroni attraverso i suoi trasmettitori (le sinapsi), dicendo loro se attivarsi o meno. Ogni segnale neuronale è un “bit” di informazioni; un neurone tipico si attiva 5-50 volte al secondo. Tutte queste informazioni sono ciò che la scienza definisce in senso ampio come mente, che opera per la maggior parte del tempo al di fuori della nostra coscienza.

• Gli eventi mentali coscienti si basano su aggregazioni temporanee di sinapsi che si uniscono e si disperdono nel giro di pochi secondi. I neuroni possono anche creare dei circuiti duraturi, rafforzando le loro connessioni reciproche come risultato dell’attività mentale.

• La mente e il cervello interagiscono a tal punto da creare un unico sistema mente-cervello interdipendente. Il cervello è il principale “autore” della configurazione (programmatore?) della mente.

• Sebbene il cervello rappresenti solo il 2% del nostro peso, utilizza il 20–25% dell’ossigeno e del glucosio del corpo.

• I neuroni non sono soggetti a divisione cellulare. Nell’uomo, la neuro-genesi cessa in gran parte durante l’età adulta, ma ci sono forti prove della generazione di un numero considerevole di nuovi neuroni in due aree cerebrali, l’ippocampo e il bulbo olfattivo.

• Il cervello si è originariamente evoluto dai tessuti neurali dei sistemi sensoriali e motori necessari per comunicare tra loro in modi molto complessi, accentrandosi infine sotto forma di cervello. Il cervello stesso si è evoluto. La sua parte più antica e primitiva, il cervello rettiliano (o tronco encefalico) si trova al centro, sotto la corteccia e la sotto-corteccia. È la sede gli istinti primari e governa le funzioni corporee autonome, del territorio, della conquista e della difesa, dei comportamenti che riguardano l’accoppiamento, la risposta attacco-fuga, ed anche quelli che avvengono in un gruppo e che formano le gerarchie sociali. Ha le strutture più semplici, le attività più veloci e motivazionali più intense.

• Il sistema limbico, o cervello paleo-mammaliano, è un insieme complesso di strutture cerebrali che si trova sotto la corteccia e direttamente sotto il cerebrum. Non è un sistema separato ma un insieme di strutture. Il sistema limbico comprende i bulbi olfattivi, l’ippocampo e l’amigdala. Supporta diverse funzioni, tra cui emozione, comportamento, motivazione, attaccamento, memoria a lungo termine e odore. Sembra essere il principale responsabile della nostra vita emotiva e ha molto a che fare con la formazione dei ricordi. Nella malattia di Alzheimer, l’ippocampo è una delle prime regioni del cervello a subire danni. Perdita di memoria e disorientamento sono tra i primi sintomi. I danni all’ippocampo possono anche derivare da carenza di ossigeno, a sua volta è causata da una cattiva circolazione.

• La corteccia, divisa in due emisferi e contenente diversi lobi, si è evoluta in tempi relativamente recenti. È la struttura più complessa, governa l’attività concettuale e le attività più lente e più motivazionali. La neo-corteccia influenza fortemente il resto del cervello ed è stata plasmata da pressioni evolutive per sviluppare capacità genitoriali in costante miglioramento, legami, linguaggio, comunicazione, cooperazione e amore. Il suo emisfero sinistro si concentra sull’elaborazione sequenziale e linguistica, mentre l’emisfero destro è specializzato nell’elaborazione olistica e visivo- spaziale.

Il cervello si è evoluto per la sopravvivenza, ma a volte le sue tre principali strategie di sopravvivenza, comuni a tutti gli animali, sono causa di sofferenza:

• Separare ciò che è realmente connesso per creare un confine tra esso e il mondo.

• Stabilizzare ciò che continua a cambiare al fine di mantenere i sistemi interni entro intervalli (range) ristretti.

• Aggrapparsi ai piaceri fugaci e passeggeri e sfuggire ai dolori inevitabili per sfruttare le opportunità ed evitare le minacce.

Quando una strategia diventa difficile, scomoda o addirittura dolorosa, negli animali dei segnali di allarme attraversano il sistema nervoso per “ripristinarlo”. Il sistema nervoso della maggior parte

degli animali non è abbastanza complesso da consentire a questi allarmi di crescere fino a rappresentare un disagio significativo. Ma gli umani lo fanno: ci preoccupiamo per il futuro, rimpiangiamo il passato e incolpiamo noi stessi per il presente. Siamo frustrati quando non possiamo avere ciò che vogliamo e delusi anche se i nostri desideri sono stati soddisfatti. Siamo disturbati dal dolore, arrabbiati di dover morire e depressi per le nostre percezioni. Tutte queste reazioni emotive sono create dal cervello, hanno origine nell’amigdala, un sistema limbico relativamente primitivo, con le seguenti conseguenze:

• Lo sforzo per mantenere la separazione è in contrasto con i molti modi in cui siamo di fatto connessi con il nostro ambiente e dipendenti da esso. Di conseguenza, potremmo sentirci isolati, soli, alienati, sopraffatti o in lotta con il mondo.

• Poiché tutto cambia e si evolve in continuazione, il cervello produce spiacevoli segnali di minaccia alla sua stabilità e li colora di sensazioni piacevoli, spiacevoli o neutrali. Ci avviciniamo a ciò che è piacevole, evitiamo ciò che è spiacevole e passiamo oltre da ciò che è neutro.

• Come risultato della nostra evoluzione, tendiamo a dare molta più attenzione alle esperienze spiacevoli e negative. A causa di questa propensione alla negatività, non registriamo le buone notizie e soffriamo di ansia e pessimismo.

• Gli esseri umani immaginano o simulano esperienze di desiderio e paura. Una volta soddisfatti, i desideri si rivelano esagerati. Anche le nostre paure si rivelano esagerate o irreali. Ci impediscono di goderci il momento presente.

Ma se il cervello è la causa della nostra sofferenza, può anche essere la nostra cura. Le conseguenze dell’evoluzione del cervello riportate sopra possono essere affrontate e risolte o guarite. Auto-consapevolezza e auto-compassione sono la chiave. Possiamo scegliere di prendere coscienza delle cause della nostra sofferenza o lasciarci dominare da esse.

Il ruolo del sistema nervoso parasimpatico nell’equilibrare il sistema nervoso simpatico

Alcune cause della sofferenza sono inevitabili, perché provengono da fonti esterne: disagio fisico causato da un cambiamento nel nostro ambiente o da un incidente, disprezzo o rifiuto da parte di altri e angoscia quando i nostri cari soffrono o muoiono. Ma la maggior parte della nostra sofferenza proviene dalle nostre reazioni a queste cause esterne o da ciò che creiamo nella nostra mente. Qualunque sia la sua fonte, la sofferenza scorre attraverso il corpo attraverso il sistema nervoso simpatico (SNS) e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPAA) del sistema endocrino. Una reazione negativa, di rabbia o paura, provoca il rilascio di ormoni dello stress, epinefrina (adrenalina) e cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. L’adrenalina aumenta la frequenza cardiaca, dilata le pupille per renderle più ricettive alla luce, pompa più sangue nei grandi gruppi muscolari e dilata i polmoni per consentire movimenti più rapidi. Il cortisolo sopprime il sistema immunitario per ridurre l’infiammazione delle ferite. La riproduzione cellulare e la digestione sono rallentate. Le emozioni si intensificano e il cervello si mobilita e si organizza per l’azione, concentrandosi sulle informazioni negative ed aumentando la paura e la rabbia.

Nei difficili ambienti fisici e sociali in cui ci siamo evoluti, questa attivazione di più sistemi ha aiutato i nostri antenati a sopravvivere. Oggi, per i motivi sopra esposti, combinati con tutto lo stress imposto dalla vita moderna, la maggior parte delle persone soffre di un’attivazione cronica dei sistemi SNS- HPAA, con molte conseguenze dannose per la salute fisica e mentale, tra cui disturbi gastrointestinali, indebolimento del sistema immunitario, indurimento delle arterie, diabete, sindrome premestruale, disfunzione erettile, abbassamento della libido, ansia e depressione.

Accanto al sistema nervoso simpatico, le altre due sezioni del sistema nervoso autonomo (ANS) – che operano principalmente al di sotto del livello di coscienza per regolare molti sistemi corporei e le loro risposte a condizioni mutevoli – sono il sistema nervoso parasimpatico (PNS) e il sistema nervoso enterico, che regola le funzioni gastrointestinali.

Il sistema nervoso parasimpatico conserva l’energia nel corpo e sovrintende i momenti di relax. Produce la sensazione di rilassamento, appagamento ed è noto come il sistema di “riposo, recupero e digestione”, mentre il sistema simpatico SNS interviene nelle situazioni di emergenza, ed è noto come il sistema di “attacco o fuga”. Questi due sistemi interagiscono come un’altalena: quando uno sale, l’altro scende. L’attivazione del PNS è il normale stato di riposo e rilassamento del corpo, del cervello e della mente. L’attivazione del SNS è una modifica dell’equilibrio PNS di base per far fronte a una minaccia o a un’opportunità. Il PNS calma la mente e favorisce la tranquillità, che supporta l’intuizione contemplativa. I due sistemi si sono evoluti insieme per la sopravvivenza di animali ed esseri umani in ambienti ostili.

Lo stato ottimale di equilibrio tra PNS e SNS richiede:
• Attivazione principalmente parasimpatica per una funzionalità di base tranquilla e rilassata; • Attivazione lieve del SNS per entusiasmo, vitalità e passioni sane;
• Picchi di SNS occasionali per affrontare situazioni difficili.

Praticare il Kriya Yoga con consapevolezza e intenzioni positive trasforma la mente e il cervello e ci evita la sofferenza. Rimanere nel presente con la sofferenza, sia esterna che creata dalla mente, ci permetterà di lasciarla andare. Attraverso l’allenamento e modellando mente e cervello, possiamo arrivare persino a modificare i pensieri che sorgono dentro di noi, esaltando ciò che è positivo ed attenuando ciò che è negativo. Per farlo possiamo sempre rifugiarci all’interno del nostro essere, nel nostro vero Sé, consapevole di ciò che è consapevole. L’obiettivo è l’equanimità: la capacità di astenersi dal reagire alle proprie reazioni.

L’equanimità è uno stato cerebrale eccezionale che si trova negli Yogi avanzati. Gli studi scientifici del loro cervello rivelano che l’equanimità comporta una combinazione di quattro condizioni neurali:

· Attivazione dell’area della corteccia pre-frontale (il riflesso più sofisticato della nostra evoluzione, l’ultima area corticale a svilupparsi) che governa la comprensione e l’intenzione;

· Raggiungere la stabilità mentale aumentando la sensibilità e l’apprezzamento della mente verso ciò che è neutro, né piacevole né spiacevole;

· Coltivare onde gamma veloci (coinvolte nel creare l’unità della percezione cosciente) in ampie aree del cervello creando l’esperienza mentale di grandi spazi;

· Attivazione del sistema parasimpatico per attenuare il circuito di feedback limbico-SNS-HPAA che altrimenti farebbe reagire il sistema di risposta allo stress alle proprie reazioni creando un circolo vizioso.

Inizialmente potremmo spesso dimenticare di essere consapevoli; sprofondiamo nel dolore o nelle reazioni auto-inflitte dalla nostra mente. Poi cominciamo a notare che la mente ci ha portati in giro ma non riusciamo a fermarla. Man mano che crescono la consapevolezza e l’aspirazione a dominare le reazioni auto-inflitte, potremmo continuare a percepirle, ma non le manifesteremo. Infine, le reazioni auto-inflitte da fonti esterne di sofferenza non sorgeranno affatto.

Sono necessari tempo e fatica, con molti momenti di pratica, per sostituire le reazioni di bramosia, avidità, impazienza, desiderio, paura e odio, che hanno lasciato strutture neurali negative nel cervello e nella mente, e per sostituirle con nuove, che implicano generosità, gentilezza e saggezza.

Il mezzo più potente ed efficace per rimodellare il cervello e quindi la mente è sviluppare un maggiore controllo sull’attenzione. L’attenzione è come un riflettore, che illumina la mente e modella il cervello. Quando l’attenzione è costante, anche la mente è stabile: possiamo focalizzarla dove vogliamo e rimarrà concentrata proprio lì dove lo vogliamo. E se vogliamo spostarla da qualche altra parte, possiamo farlo.

L’attenzione coinvolge tre aspetti in concorrenza tra loro:

  • trattenere le informazioni
  • aggiornare la consapevolezza
  • cercare nuovi stimoli

Persone diverse presentano inclinazioni differenti verso ciascuno di questi aspetti.
Per esempio, ad alcuni piacciono molto le novità e la relativa eccitazione, mentre altri preferiscono la prevedibilità e la tranquillità. Dobbiamo quindi adattare la nostra pratica di meditazione alle nostre inclinazioni. Quando proviamo a concentrarci ci stanchiamo rapidamente? Oppure siamo
facilmente distratti dai suoni che ci circondano? Oppure abbiamo bisogno di molte stimolazioni?
O siamo una combinazione di queste tendenze? I vari Dhyana Kriya nel Kriya Yoga di Babaji ci aiuteranno a gestire ognuna di queste inclinazioni.

Le seguenti pratiche di Kriya Yoga, se eseguite regolarmente, ci permetteranno di costruire nuove strutture neurali positive e di mantenere uno stato di equilibrio ottimale tra PNS e SNS.

· Nelle sei fasi del Kriya Kundalini Pranayama, le lunghe esalazioni, in particolare, attivano la PNS.

· Praticando le asana, enfatizziamo l’espirazione, rendendola più lunga dell’inalazione, mentre visualizziamo mentalmente l’energia che viene diretta attraverso passaggi stretti e resistenti del corpo.

· Lasciamo andare i ricordi dolorosi e i pensieri negativi praticando il primo Dhyana Kriya.

· Sviluppiamo e visualizziamo immagini ed emozioni positive come l’amore, il coraggio e la pace, durante la pratica del Kriya Dhyana Yoga, per bilanciare la propensione della mente per i ricordi e le preoccupazioni negative e per costruire nuove strutture neurali positive.

· Pratichiamo le diciotto asana del Kriya Hatha Yoga di Babaji in coppia, attivando l’intero sistema nervoso centrale e tutte le parti del sistema endocrino, promuovendo le secrezioni ormonali ottimali e dopo ogni postura, rilassiamoci, in particolare usando la diciottesima postura per un rilassamento profondo.

· Dirigiamo il flusso sanguigno verso la testa con le posizioni invertite.

· Dirigiamo il flusso del prana verso i chakra superiori con la visualizzazione e il respiro durante tutte le diciotto asana del Kriya Yoga di Babaji.

· Ripetiamo regolarmente i bija mantra per eliminare i pensieri negativi e risvegliare i chakra.

· Usiamo Arupa Dhyana Kriya per risolvere i problemi e superare la sofferenza indotta dalle emozioni, usando l’intelletto e la saggezza intuitiva.

· Coltiviamo l’amore e la compassione con la pratica del Kriya Bhakti Yoga con pratiche devozionali.

· Pratichiamo lo Yoga Nidra, insegnato durante la seconda iniziazione, per rilassarci profondamente e curare il corpo, l’intero sistema nervoso centrale e il cervello.

· Pratichiamo esercizi di concentrazione, come Eka Rupa Dhyana Kriya e la ripetizione dei mantra. Questi esercizi sostituiscono la dispersione mentale con la gioia e la pace interiore.

· Coltiviamo la consapevolezza nella vita quotidiana, con costante presenza, equanimità e gioia, come insegnato durante la seconda iniziazione e nel Nityananda Kriya.

· Vediamo il Divino negli altri, proviamo empatia e compassione per la loro sofferenza.

· Pratichiamo con i Kriya insegnati nella terza iniziazione per entrare nel samadhi a nostro piacimento, rallentando i processi metabolici e ringiovanendo tutti i sistemi per indurre onde theta e delta in vaste aree del cervello. Ciò induce l’identificazione con la coscienza illimitata e sostituisce l’identificazione con il corpo fisico e i moti dei corpi mentale e vitale.

· Atteniamoci a una dieta vegetariana, con proteine ad ogni pasto e una grande varietà di verdure e bacche antiossidanti per il cervello. Evitiamo lo zucchero raffinato e gli alimenti a base di farina raffinata, i prodotti di origine animale e gli alimenti processati e trasformati. La glicemia alta consuma l’ippocampo, causando perdita di memoria.

· Evitiamo cibi contenente allergeni a cui siamo sensibili e che causano infiammazioni. I più comuni tipi di alimenti allergenici sono il latte, il glutine e la soia. Per determinare la sensibilità, facciamo gli esami del sangue o proviamo ad eliminare i cibi sospetti dalla dieta per una settimana per vedere se ci sentiamo meglio, pensiamo più chiaramente, digeriamo più facilmente ed abbiamo più energia. Evitiamo tutte le altre fonti di infiammazione: droghe, alcol e tabacco.

La ricerca scientifica ha individuato alcuni integratori che promuovono la salute del cervello. Sono consigliati complessi multi-vitaminici ad alta potenza, così come acidi grassi Omega-3, che promuovono la crescita neuronale, l’innalzamento dell’umore e il rallentamento della demenza. Essendo vegetariani, prendiamo le Omega dall’olio di semi di lino o, ancora meglio, dall’olio Udo (un cucchiaio al giorno) con almeno 500 mg di DHA (acido docosaesaeonico). La vitamina E è il principale anti-ossidante delle membrane cellulari del cervello. Si consiglia di assumere 400 UI di vitamina E al giorno, almeno la metà delle quali contiene la forma gamma-tocoferolo della vitamina E, il cui consumo regolare riduce il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Intenzione, esercizio della volontà e perseveranza

Possiamo favorire la trasformazione del cervello e della mente formando chiare intenzioni di mantenerci neutrali di fronte agli alti e bassi della vita, di sostituire le emozioni negative con il loro contrario e di applicare le pratiche di cui sopra con autosuggestioni o asserzioni.
Componiamo brevi e chiare intenzioni per cambiamenti positivi nella nostra vita e ripetiamole ogni giorno quando siamo in uno stato di rilassamento per sostituire la vecchia programmazione negativa nel nostro subconscio.

Esercitiamo la nostra forza di volontà quando sentiamo resistenza alle nostre intenzioni; non manifestiamo emozioni negative; osserviamole sorgere e spegnersi. Siamo pazienti con noi stessi quando abbiamo delle ricadute. Se non ci arrendiamo siamo destinati al successo e i nostri fallimenti saranno i nostri nuovi trampolini di lancio. Come per ogni cosa in natura, il nostro cervello si evolve continuamente. Possiamo essere agenti consapevoli del cambiamento positivo in questa evoluzione e portatori di gioia, amore e saggezza nel mondo.