Yoga con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Bergamo

Yoga con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Bergamo

Yoga al buio

di Libera

Entrare in una palestra, stendere il proprio tappetino e aspettare che tutti gli allievi si mettano comodi, pronti per iniziare la lezione; semplice, no?
Tu parlerai, tutti ti guarderanno e le asana scorreranno una dietro l’altra in un susseguirsi di respiri e spiegazioni.

Ma un’allieva entra accompagnata, le offrono aiuto nell’accomodarsi e in una frazione di secondo comprendi che ha problemi alla vista. La classe è numerosa e la pratica comincia, con un’attenzione particolare verso quella persona che in pochissimo tempo si confonde tra tutte le altre. All’inizio un po’ di panico, poi tutto prosegue come al solito.

Una lezione normale, perché è così che deve essere ed è così che va, da ormai 2 anni. Dopo di lei, altro contesto, altra allieva non vedente, e altre lezioni normali. Ho deciso di approfondire, di sperimentare e soprattutto di non aver paura di chiedere cosa si prova quando tutto è buio, per tutta la vita. Le risposte che ho ricevuto sono state intense, anche emotivamente toccanti, ma assolutamente stimolanti per quanto riguarda la pratica dello Yoga e la percezione del corpo e dello spazio.

Ho il piacere di guidare delle lezioni con allievi non vedenti e posso dire che hanno arricchito la pratica dell’intera classe. Meraviglioso è scoprire che i nuovi iscritti non si accorgono di lei, della “differenza”, se così vogliamo chiamarla, e passano settimane intere prima che capiscano il motivo per cui un’auto la aspetta poco lontano dall’ingresso.

L’esigenza di verbalizzare ogni singola azione rende più forte il concetto di ascolto del proprio corpo, lasciando passare in secondo piano l’osservazione dell’insegnante che esegue l’asana.

Ciò che mi affascina è la sensibilità verso la minima variazione del tono di voce, percependo il mio sguardo  che si rivolge altrove per comunicarle a qualcuno (e quindi anche a lei) un aggiustamento da fare nel corpo. Nessuno è chiamato per nome, ognuno si ritira nel proprio spazio, utilizzando i sensi di cui è dotato, nel rispetto costante dei propri limiti, cosciente di potersi spingere un po’ più in là solo se esiste un vero equilibrio, non solo fisico.

Lezioni che potrebbero essere condotte anche al buio, e da qui l’idea di proporre anche delle lezioni aperte a tutti, completamente privi della vista per permettere di sperimentare una pratica diversa, ritirata in sé stessi.

E visto che le cose evolvono se le lasciamo scorrere liberamente, eccomi a proporre anche lezioni presso l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Bergamo, pronta per un’avventura che so già mi regalerà grandi emozioni.

E’ curioso come le cose si capovolgeranno e sarò io la “diversa” che si dovrà adattare alla classe. Spero che le parole siano abbastanza, che i tocchi siano gentili e che la mia testa si giri al momento giusto per far arrivare la voce nella giusta direzione. Se questo non dovesse bastare, so che saranno percepiti anche i più piccoli respiri e i più silenziosi sorrisi.