Il mantra per benedire il cibo

Il mantra per benedire il cibo

di Durga Ahlund

Un mantra è un potere che, grazie alla forza trasformatrice del suo suono, apporta grandi benefici a chi lo pratica, sia che comprenda o meno il suo significato interiore. Naturalmente con una migliore comprensione del significato esteriore del mantra e la sua pratica con bhava, vale a dire con totale sincera intenzione, avremo un accesso più profondo al suo significato interiore più sottile e mistico.

Il significato letterale del mantra offre un’interpretazione a livello della propria coscienza, ma si riduce a impressioni nel proprio inconscio. Il significato semplicemente letterale di un mantra da solo non darà accesso al campo super-conscio della Consapevolezza. In tutti i mantra, il potere in forma di suono è inscindibilmente legato al potere della pura Coscienza. La recitazione del mantra accende le energie mentali più pure (sattviche).

Il mantra del cibo che Babaji ha offerto ai suoi discepoli è costituito da una formula sacra di mantra bija (sillabe-semi) e suoni multi-sillabici che trasportano energie particolari. A volte un bija è composto da lettere composte, a volte è una singola lettera combinata con chandrabindu (m), cioè nada (suono) e bindu, la parola che sta alla fine di tutti i mantra bija. Nada è il potere del suono interiore, non bloccato, che si evolve nel bindu, il punto concentrato di coscienza.

Comprendere che il mantra è energia cosciente è una cosa, altro è capire che il cibo stesso contiene la luce della Coscienza. Il cibo è coscienza. Il Signore è colui che digerisce il cibo; la forza digestiva è il Signore stesso. Il cibo è una forma del Signore. “Dio che mangia Dio”. (J.D. Salinger)

L’azione del mangiare cibo può essere più del nutrire il corpo o di un’esperienza sensuale. Mangiare del cibo può diventare un atto sacro, una forma di adorazione, se fatto con consapevolezza. Possiamo offrire il cibo come una puja, offrendo il cibo al nostro Signore interiore, così che, ad ogni boccone, stiamo alimentando il Signore stesso. Quando scegliamo di mangiare il cibo come un rituale sacro, l’effetto del cibo sul nostro corpo può essere percepito come prasaad, un dono benedetto, che ci nutre a tutti i livelli.

La maggior parte delle tradizioni religiose nel mondo accolgono questo concetto e prevedono una preghiera di ringraziamento prima dei pasti. Kriya Babaji ci ha benedetti offrendoci una formula sacra da usare per benedire ogni cibo e bevanda che consumiamo. Questo mantra è stato dato da Kriya Babaji a V.T. Neelakantan nel 1952 quando gli chiede di scrivere parola per parola il mantra per i Kriyaban. Alla domanda che Neelakantan gli pose, Babaji disse: “Fai come ti dico, vuoi farlo?”

Non dubitate neanche per un istante che Babaji abbia dato questo mantra a tutti noi, poiché è scritto così nel dialogo di “Masterkey of All Ills, Kriya” e trasmesso dall’insegnante di Govindan S.A.A. Ramaiah.

Questo mantra purifica il cibo dalle tossine e dalle negatività che possono essere entrate nel cibo in qualsiasi fase. Benedice i cinque elementi presenti nel cibo e la loro energia sottile. La sua benedizione può includere i contadini e i cuochi che hanno fatto la loro parte nel portare il cibo alla bocca del Signore e offrire quindi una benedizione a tutto il sistema. Ad ogni boccone ingerito il Signore si dà e diventa tutt’uno con il sistema, benedicendo l’intera catena alimentare.

Il potente mantra che Babaji ci ha dato per questo è::
AAM HRIM KRAM SWAHA: CHITRAYA CHITRAGUPTAYA, YAMARUPIDHARAYA, OM TAT SAT, OM KRIYA BABAJI NAMA AUM

Di questo mantra esistono diverse interpretazioni di ogni bija e parola multi-sillabica, sebbene l’atteggiamento generale sia quello di adorare il Sé Divino che risiede dentro di noi. Il mantra può essere recitato ad alta voce o in silenzio. Il corpo può essere visualizzato come uno yantra (forma geometrica sacra che rappresenta i livelli e le energie dell’universo e del corpo umano) e il cibo come puja per lo yantra. La corretta recitazione del mantra richiede umiltà nel corpo, nella mente e nello spirito. Nella routine quotidiana il mantra apporta coerenza, calma ed è la base di una vita sana. Ecco alcune interpretazioni sulle quali riflettere:

AAM: Hreem:

Kram: Swaha:

Sillaba iniziale che sancisce il mantra e sembra invocare la Divina Shakti Femminile. Aspetto di Shakti, Durga, Mahamaya, Madre Prakriti, gli Oggetti; può anche indicare

modestia o umiltà.
Aspetto del chakra Manipura, elemento Agni / fuoco (ram); Kali o Desiderio (k); può

anche indicare lode/apprezzamento.
Esclamazione di lode, che indica oblazione, offerta, adorazione, come nell’Eucaristia

cristiana; offrire nel fuoco; offrire se stessi.
Chitraya: il distinto, il visibile; il luogo della coscienza.
Chitraguptaya: l’invisibile, l’occulto; il luogo in cui sono registrate tutte le azioni buone e cattive,

Yama:

il nostro karma. Chitragupta era il servitore di Lord Yama. Chitragupta annota tutte le azioni buone e cattive di ogni individuo.

controllare, dirigere, padroneggiare, reintegrare; nel Rig Veda, Yama è colui che controlla e ordina, il signore della legge, una forma del sole, il guardiano del dharma o della giustizia, custode dell’immortalità. Nel post-vedico, Yama è il Signore della morte. Nel Raja Yoga, lo yama è moderazione o autocontrollo morale.

Yama rubai: (rupi — forma) significa che l’individuale vive e si muove in me. Rupendriya: L’organo sensorial che percepisce la forma.
Rupidharaya: ciò che trasporta la forma.
Dhara: fissa la mente su un luogo….

Ya: forma grammaticale che significa verso o in direzione di…
Om Tat Sat: Questa è ciò che è; ciò che esiste, e cosa sia; lo offer al Signore.
Om Kriya Babaji Nama Aum: Invoco il Santo portando la Shakti della Consapevolezza in

Azione

Vi offro due interpretazioni da considerare con attenzione:
Invocando (aam) con il potere di Shakti / Natura (hrim) e il fuoco digestivo della manipura (kram), facciamo un’offerta (swaha) dirigendo (yama) ciò che porta (dhara) forma (rupi) visibile (chitra) e invisibile ( chitragupta), nel fuoco del sacrificio (swaha). Così sia (om tat sat).

Invocando (aam) con il potere di Shakti / Natura (hrim) e il fuoco digestivo della manipura (kram), facciamo un’offerta nel fuoco (swaha) dirigendo (yama) i nostri sottili sensi della vista, del tatto, dell’olfatto e del gusto (rupendriya) verso il visibile (chitraya) e l’invisibile (chitraguptya). Così sia (om tat sat).

Om Kriya Tat Sat Babaji